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EDITORIALE di Marcellina Bertolinelli – Presidente Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Brescia Recentemente ho incontrato il prof. Hernan Huarache Mamani, un economista agrario peruviano, che ha deciso di far conoscere la cultura andina e di aiutare la sua gente attivando scuole perché i bambini più poveri possano avere un futuro diverso. In un lungo colloquio mi ha raccontato le tappe più significative della sua vita. Guarito da una malattia giudicata inguaribile, Mamani, che si era formato secondo i valori occidentali conseguendo due lauree all’università di Arequipa, riscopre la cultura dei propri antenati. Entra in contatto con un sapere che si credeva perso, di cui scopre le tracce attraverso il contatto personale con gli indios; ma l’incontro determinante della sua vita è quello con un maestro spirituale andino che vive in una grotta su una montagna tra i ghiacci eterni. Mi ha raccontato degli indios, creatori di una grande cultura “che difendeva la vita e andava alla ricerca dell’equilibrio ecologico dell’ambiente; essi crearono un’economia dove ogni singolo individuo aveva la possibilità di vivere con dignità, in una società pacifica ed amorosa”. “Abbiamo un mondo - ha continuato Mamani - nel quale gli animali, le piante, i minerali ci parlano, le montagne ci guidano e gli alberi ci suggeriscono che esiste un sentiero che porta all’amore e all’armonia. Dobbiamo ritornare ad un mondo di innocenza per entrare in contatto con la Pachamama (la madre terra, la madre-natura) ed essere i giardinieri ed i custodi della Terra. Se lo faremo, ogni casa grigia diventerà un focolare luminoso dove vivere pienamente ogni momento della nostra esistenza, avremo la capacità di cambiare la qualità della vita delle città”. Mamani è un uomo di pace, di elevata cultura, che ha ascoltato e seguito “i comandi del cuore”. Lui (come tanti altri oggi nel mondo) vive e lavora con l’ entusiasmo - e qualcuno direbbe l’incoscienza - di chi sa di aggiungere solo una goccia nel mare. Mamani ha fatto solo un cenno all’attuale povertà del popolo andino. Difficile raccontare la miseria: bisogna “incontrarla” personalmente, toccarla con mano, vederla negli occhi, sentirla dall’odore-puzza e dal pianto dei più piccoli in braccio a mamme-bambine. Qualche anno fa, in una favelas brasiliana, ho visto bambini in fila il giorno di Natale, per ricevere un pezzo di pane... In Brasile, o in Romania, o in Kenya, o in tante altre parti del mondo, la miseria ogni giorno “grida”: a noi il “sentirla”. Mi piace ricordare in conclusione quanto un nostro collega, Stefano Pizzi, ci ha scritto da Nairobi, Kenya, riguardo la nostra circolare “... grazie perché mi sento più a casa con voi..” Qualcuno rimarrà perplesso per questa invasione dello spazio solitamente riservato alla nostra professione. Per una volta si è parlato di vita: è Natale! << Indietro |