Editoriale numero: 13 del "Febbraio/2003"

EDITORIALE
di Daniele Zanzi – Presidente Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Varese

La Giornata di studi dei dottori agronomi e dei dottori forestali sta divenendo un appuntamento fisso ed importante per la nostra categoria dopo il suo esordio l’anno scorso con la riuscitissima giornata organizzata dall’Ordine di Brescia in Franciacorta.
Quest’anno l’Ordine di Varese ha l’onere e l’onore di organizzare la giornata su di un tema di grande attualità professionale. E quale migliore tema da tenersi a Varese - “città giardino” per antonomasia - che dibattere della pianificazione e gestione del verde pubblico? Varese, con oltre un milione di metri quadrati di verde sottoposto al vincolo della Legge Bottai, con oltre 2 milioni di metri quadrati di verde censito come storico, con un piano del verde datato fine anni ‘80 e con uno dei primi regolamenti d’uso del verde pubblico e privato costituisce la sede ideale, quasi istituzionale, per discutere di verde urbano e della sua gestione.
Le competenze in materia della nostra categoria professionale sono ovvie; sono forse tra le più riconosciute e richieste attualmente dagli enti pubblici committenti.
Oggi regolarmente molti colleghi entrano a far parte di commissioni edilizie ed ambientali, molte municipalità si avvalgono, in forma diretta od indiretta, delle prestazioni di un agronomo o forestale.
Chi scrive ha ben vivo nella memoria le battaglie condotte negli anni ‘70 ed ‘80 con ricorsi al Tar e persino al Presidente Pertini per il riconoscimento delle nostre competenze in materia. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti; gli attriti e le incomprensioni con altri Ordini professionali si sono alquanto smussati, anche se persiste tuttora la tendenza a considerarci figure subordinate e non autonome nel campo della progettazione, programmazione e gestione del verde.
Vi è, senza dubbio, un’apertura nei nostri confronti, ma sembra essere limitata solo a nostre competenze tecniche specifiche: l’agronomo è l’esperto tassonomo, il fitoiatra, il fitopatologo, insomma il professionista di nicchia, da consultare ed interpellare per una particolarità all’interno di un progetto e non per la sua globalità.
Oggi bisogna mirare al riconoscimento di una dignità professionale paritetica, in alcuni casi – perché no (non vorrei essere tacciato di corporativismo, nel senso deleterio del termine) –, d’esclusività di competenze.
È essenziale comunque dare contenuti e preparazione adeguati a queste richieste del mercato. Troppe volte si assiste a bandi di concorso in materia aperti anche alle nostre competenze lasciati cadere nel vuoto per mancanza di partecipazione. Occorre da parte nostra una certa dose d’onestà ed ammettere che spesso siamo stati latitanti e non abbiamo saputo cogliere, vuoi per un colpevole e non giustificato senso d’inferiorità rispetto ad altri gruppi professionali, vuoi per un certo timore e timidezza professionale che sempre assale alla vista di nuovi orizzonti, le opportunità che ci venivano e vengono offerte. La gestione e la programmazione del verde urbano sono campi professionali amplissimi che richiedono una nostra forte presenza.
Nell’ultimo decennio questo settore ha rappresentato per tanti colleghi un concreto e gratificante sbocco professionale. E, ne sono sicuro, le richieste attuali sono solo la punta dell’iceberg. Più incarichi siamo chiamati a svolgere e più la committenza realizza l’importanza e la competenza nella nostra categoria. È necessario quindi arricchirsi professionalmente ed umanamente, fare gruppo e squadra. Quale migliore momento che la Giornata di studi a Varese?



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