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EDITORIALE di Giuseppe Croce – Presidente Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Pavia Mi fa piacere riprendere alcune delle considerazioni del Presidente della Federazione, Marco Fabbri, nell’editoriale della penultima circolare, che hanno indotto me, e immagino molti altri colleghi, a riflettere sul ruolo di professionisti che ci troviamo a svolgere quotidianamente. È vero,“è facile pensare alla professione come a un insieme di individui che deve conquistare nuovi spazi,…mettere in atto nuove conquiste, nuove difese, altre espansioni…”condivido questo pensiero e anzi ritengo doveroso da parte nostra pensarci professionisti, oggi, in un contesto più ampio, europeo, ma con uno sguardo rivolto al processo di ampliamento dell’Europa verso i Paesi dell’est. Credo che si aprano enormi prospettive nell’attuale contesto che si sta disegnando - se si prende in considerazione l’impatto economico globale dell’allargamento, la prima conseguenza evidente sarà l’espansione del mercato unico che passerà da 370 a circa 500 milioni di consumatori (fonte: Unione Europea “La sfida dell’allargamento”) e che ci si stia presentando l’opportunità di affermare la nostra professionalità senza cadere negli errori che si sono verificati nel nostro Paese nel passato. Mi riferisco in particolare alla sovrapposizione con competenze di cui si sono impossessati altri e alla opportunità di svolgere il nostro ruolo di dottori agronomi e dottori forestali nell’accezione più completa del termine. Per quanto riguarda la mia esperienza personale non credo sia corretto pensare ai Paesi dell’ampliamento come “terre di conquista, da civilizzare”: certo è che, per esempio in Romania, l’agricoltura sarà un settore verso il quale si indirizzeranno forti investimenti in termini di adeguamento tecnologico e di promozione della ricerca. L’esperienza che hanno maturato i nostri padri e noi stessi negli ultimi trent’anni è un patrimonio prezioso, facilmente - voglio essere ottimista - riproducibile nei dieci Paesi Peco (siamo nell’ordine di circa 58 milioni di ha di Sau) in termini di condizioni ambientali e, sempre con il rispetto che la storia di un popolo pretende, sociali. Lascio in sospeso, questa considerazione, che è quasi una sfida, soprattutto per chi alla professione si affaccia adesso. Ma, scrive ancora Marco Fabbri ”Anche la difesa è un compito arduo perché va adottata su innumerevoli fronti: ne stiamo subendo le conseguenze per causa di regolamenti profondamente e – artatamente - ingiusti” e allora vi chiedo: perché non sollecitiamo gli Enti preposti - penso nel nostro caso alla Regione Lombardia come tramite verso l’Unione Europea - affinché si facciano promotori di iniziative politiche che tengano in considerazione gli aspetti tecnici su cui noi professionisti ci mettiamo in gioco continuamente? Non facciamoci cogliere impreparati e soprattutto soli. Proviamo a pensarci in termini “rappresentativamente pesanti” al fianco di chi intende cogliere questo nuovo assetto dell’agricoltura europea. Sono dunque vari i fronti su cui ci troviamo a lavorare: prosegue il nostro apporto per migliorare le condizioni della nostra agricoltura, ma, nel contempo, ci sforziamo di adottare una visione di ampio respiro che, a mio avviso, deve essere vista come un’opportunità e non come una condanna. Quanto impegno ci aspetta se ipotizziamo di impostare il nostro lavoro verso i Paesi dell’ampliamento dando già per condivisi i traguardi che si stanno raggiungendo in regione Lombardia in termini di sicurezza alimentare, tracciabilità degli alimenti, impostazioni di filiere... << Indietro |