Editoriale numero: 15 del "Maggio/2003"

di Antonio Rudini – Segretario del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali

In un momento come questo, in cui il tema dell’Europa e del suo prossimo allargamento ad altri paesi è sempre più di stretta attualità, è doveroso sottolineare come le zone di montagna costituiscano un patrimonio socioeconomico, naturale e culturale dell’Unione Europea di inestimabile valore.
Nel territorio della Comunità la montagna rappresenta circa il 30% della superficie totale, ma in alcuni paesi come l’Italia, la Spagna, il Portogallo e l’Austria, tale quota arriva anche al 50% (la Lombardia si trova in questa situazione).
Nell’ambito delle aree di montagna, un ruolo di primaria importanza per la tutela e la salvaguardia del territorio e della collettività è svolto dall’agricoltura; oltre alle funzioni meramente produttive, gli agricoltori svolgono altre attività fondamentali per il presidio dell’ambiente e per mantenere “viva” la montagna; vanno inoltre aggiunte, in questo scenario, le imprese forestali e quelle che operano nella filiera legno.
È opportuno ricordare gli interventi di salvaguardia del territorio e di prevenzione di catastrofi naturali (quali valanghe, frane….), di tutela della biodiversità e la funzione di insediamento minimo e di creazione di “valore” per il settore turistico; a tal proposito, si pensi alla manutenzione e alla valorizzazione del paesaggio di montagna, dalle vacche al pascolo, al taglio dei prati, all’apertura di cannocchiali visuali nei boschi.
Tuttavia, questo sistema “eco -produttivo”, che trova il suo perno nell’attività agricola, si basa su un equilibrio estremamente fragile che, in virtù di fattori esogeni di disturbo, potrebbe fatalmente spezzarsi con ricadute fortemente negative sull’intera collettività. Ci si riferisce, in primis, all’evoluzione che interesserà la politica agricola comune dopo la mid term review (riforma di medio termine) e a seguito di quanto verrà deciso nei prossimi negoziati in ambito Wto.
In vista degli importanti processi evolutivi in atto, assume oggi notevole rilevanza impostare un percorso propositivo volto ad una ridefinizione delle politiche per la montagna nonché per l’agricoltura di tali aree.
Innanzitutto, è bene ricordare come nei trattati e nei regolamenti comunitari le montagne e l’agricoltura di montagna non figurino nella loro specificità e nel loro valore pur rappresentando una grande realtà; finora, infatti, i problemi della montagna sono stati assimilati e ricompresi nelle politiche comunitarie finalizzate allo sviluppo rurale.
Oggi, tuttavia, è cresciuta la consapevolezza del grande ruolo svolto dalle zone montane perciò si rende necessario determinare una svolta in termini di riconoscimento, di attenzione e di interventi a favore delle montagne; svolta che vede come primo passaggio l’inserimento nella Costituzione europea del valore e della specificità delle montagne.
Sull’esempio dell’art. 44 della Costituzione italiana e dell’art. 130 della Costituzione spagnola, nella Costituzione europea, in via di elaborazione, vanno solennemente affermati il valore e la specificità delle montagne. L’inserimento delle montagne nella Costituzione europea rappresenterebbe la base giuridica fondamentale e permanente per le conseguenti politiche europee a favore della montagna e, quindi, della sua agricoltura.
Per la nostra categoria è importante prestare attenzione a questi temi in quanto l’apporto che potranno dare i dottori agronomi e i dottori forestali nella programmazione volta ad una corretta impostazione della pianificazione del prossimo scenario delle politiche di sviluppo delle aree montane potrà essere sicuramente fondamentale anche in un’ottica di prospettive future.



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