Editoriale numero: 16 del "Luglio/2003"

di Marco Fabbri, Presidente Federazione Ordini Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Lombardia

La riforma universitaria, iniziata con il DM 509/99, è stata attuata al punto che il primo ciclo di studi triennali si è concluso e, a partire da luglio 2003, saranno conferite le prime lauree triennali.
Il nuovo corso degli studi coinvolge profondamente le materie tipiche delle scienze agrarie e forestali alle quali si sono aggiunti argomenti per alcuni aspetti di confine.
L’unitarietà delle scienze agrarie – forestali, zootecniche, agro-silvopastorali, ecc. – è stata ripartita in due filoni: la classe 20, classe di laurea in scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali, e la classe 40, classe di laurea in scienze e tecnologie zootecniche e delle produzioni animali; entrambe consentono l’accesso alla professione ma con sfumature nuove e diverse: l’agronomo iunior e il forestale iunior nonché lo zoonomo, rispettivamente. A questi si aggiungono da un lato la classe 1, classe di laurea in biotecnologie, che prelude alla figura professionale del biotecnologo agrario e la classe 7, classe di laurea in urbanistica e scienze della pianificazione territoriale ed ambientale, che consente l’accesso alla figura dell’agronomo iunior e del forestale iunior.
Si tratta di due nuovi bacini di provenienza, il primo dei quali è una logica conseguenza di una visione altamente tecnologica – biotecnologica, appunto – di alcune attività tipiche del dottore agronomo. Il secondo percorso di studi, la classe 7, ha gettato un poco di scompiglio nella categoria, che si vede minacciata dall’ingesso di soggetti formati secondo modi di pensare e in scuole tradizionalmente e metodologicamente diverse.
La preoccupazione per il nuovo è umanamente normale, dipende dall’insicurezza dell’ignoto, il non sperimentato; ma va superata.
Chi sceglie di affrontare l’esame di Stato da dottore agronomo o forestale sceglie di svolgere una certa attività professionale, quella consentita dal nostro Ordinamento, non di svolgere l’attività di un’altra professione sotto mentite spoglie.
I nuovi apporti saranno positivi se tutti noi avremo la capacità di cogliere gli aspetti migliori e innovativi; sappiamo tutti quanto bisogno abbiamo di rinnovarci non solo nelle conoscenze, che si evolvono e si approfondiscono in ogni ramo del sapere, quanto nei metodi di lavoro, nel modo di affrontare i problemi, nel modo di rapportarci agli altri nel modo professionale.
Ben vengano nei nostri Ordini nuovi giovani, saranno parte importante della linfa vitale capace di alimentare i nostri studi professionali, il mondo economico che frequentiamo, la categoria che rappresentiamo.
Prepariamoci ad accoglierli e a renderli partecipi del nostro patrimonio di esperienze.



<< Indietro