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di Marco Fabbri, Presidente Federazione Ordini Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Lombardia A fine settembre si è svolto il Forum “la modernizzazione delle professioni del sistema rurale, dell’ambiente e dell’alimentazione” promosso dal Consiglio dell’Ordine Nazionale con la organizzazione tecnica di Ambrosetti. Avevo partecipato ad altri eventi simili, per la verità piuttosto rari per la nostra categoria, ma nulla di simile era mai stato fatto. L’iniziativa ha retto il confronto con analoghe altre di carattere tecnico-scientifico ai massimi livelli. L’evidenza pubblica dell’evento e la partecipazione di istituzioni politiche, amministrative, ordinistiche e associazionistiche è stata molto forte. Si è trattato di un momento di confronto e verifica molto importante ed opportuno in un momento in cui stavano maturando decisioni di fondamentale importanza per le professioni in generale e per la nostra in particolare. Eravamo al termine di un percorso che, sia pure non ancora concluso, ci vede al centro di una apertura senza precedenti verso laureati – i laureati in scienze naturali e i laureati in scienze ambientali – che si occupano di temi a noi congegnali e di nostra stessa competenza, un’apertura che si vuole opporre alla frammentazione e parcellizazione del sapere, quando tutto il sistema ordinistico sembra incapace di fare un salto di qualità e sembra volersi in qualche caso dividere anziché unire. La nostra categoria in questo momento appare come una delle punte più avanzate nel panorama delle professioni. Tanto è vero che se i nostri vertici hanno avuto dissapori all’interno del Comitato unitario delle professioni ciò è dovuto alla convinzione che uno dei valori più alti è la libertà dell’esercizio professionale che non può essere asservito ad altri che non i professionisti stessi. Il che si traduce tra le altre cose in un no ai soci di capitale non professionisti nelle società professionali, così come invece occorre ribadire la necessità di confrontarsi con un processo formativo che non ha mai fine, convinti della necessità di verificare continuamente la propria crescita professionale. Sul versante previdenziale, il processo di modernizzazione da tempo promosso dall’Adepp (Associazione degli enti previdenziali privati, 19 enti, per 22 professioni) ha subito una battuta di arresto proprio nel momento delicato del varo della delega previdenziale. Non potendo pensare che si tratti di insipienza, probabilmente vi è un disegno che mira ad appiattire ciò che con grande capacità i professionisti si sono costruiti – chi da molti anni, chi solo dal 1996 – per tutelare e autogovernare il proprio futuro previdenziale. Reduce degli ”stati generali” dell’Adepp, posso dire che, superata la delusione per il comportamento del legislatore, vi è la convinzione che un sistema che custodisce il futuro di un milione di persone, e che quindi ne rappresenta almeno 5-6 volte tanto – se consideriamo familiari e dipendenti –, non potrà essere così sottovalutato. Infatti, è sempre più condivisa l’idea che in una società sviluppata, in una società della conoscenza, il ruolo delle professioni abbia acquisito una valenza e un ruolo strategico; e ciò, anziché essere preso a modello o motivo di vanto per l’intero Paese, probabilmente, a molti non fa piacere. << Indietro |