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di Marco Fabbri, Presidente Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Lombardia La recente evoluzione del dibattito sulla proposta di revisione del Dpr 328/2001 non riguarda solo la contingente necessità di accogliere all’interno dell’Ordine i nuovi laureati delle classi di laurea triennali (1 - Biotecnologie, 7 - Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale, 20 - Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali, 40 - Scienze e tecnologie zootecniche e delle produzioni animali), con le loro specificità e delimitazioni professionali, ma, soprattutto, il riconoscimento di “qualifiche” che derivano direttamente dalle competenze di legge e che ci siamo per di più conquistati “sul campo”, ma che altri, con una manovra dell’ultima ora, si sono attribuiti. Ci riferiamo alla questione del paesaggista titolo storicamente di natura trasversale in Italia a causa di una cristallizzazione degli ordinamenti didattici in una dicotomia che separa conoscenze tecniche e scientifiche da arte e cultura. L’esigenza di fare riemergere con chiarezza una denominazione che possa divenire attributo professionale di quanti si sono formati in questo campo è la vera priorità della proposta di revisione del Dpr 328/2001 avanzata dal Conaf e condivisa dalla nostra Federazione, senza la quale tutto il resto – le prove dell’esame di Stato e le competenze dei laureati della sezione B – è privo di una reale importanza perché trova già fondamento normativo nelle norme vigenti. L’orientamento della discussione intercorsa nelle riunioni della conferenza dei presidenti degli Ordini con sede di Facoltà di Agraria di gennaio, febbraio e marzo vede una novità importante. L’idea di individuare al livello della sezione A dell’Albo una serie di indirizzi nell’ambito dei quali collocare le dodici lauree che consentono l’accesso alla professione (per il momento sono 11 le lauree, ma si prevede l’aggiunta della classe di laurea 68/s - Scienze della natura). Per la verità non si tratta di una novità: già oggi l’Albo, per la parte dei dottori agronomi, è suddiviso in sezioni corrispondenti ai corsi di laurea ante Dm 509/99 – scienze e tecnologie agrarie, scienze della produzione animale, scienze e tecnologie alimentari, agricoltura tropicale e subtropicale – impartiti nelle Facoltà di Agraria. Domani, la sezione A potrebbe essere organizzata in indirizzi tra i quali vi sarebbe quello nel quale emergerebbe la denominazione di “paesaggistico”, utile a evidenziare questa caratteristica altrimenti riconoscibile solo in un titolo professionale che al momento non ci può appartenere ma che sentiamo più che mai nostro. << Indietro |