Editoriale numero: 20 del "Maggio/2004"

di Giorgio Ferlenghi, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Cremona

Siamo in una fase cruciale per il sistema professionale europeo, nella quale si stanno affrontando importanti revisioni dello “status” delle singole professioni, con i relativi adeguamenti delle forme di organizzazione e di rappresentanza; ne è nato un acceso confronto tra le diverse posizioni in campo sul livello di libera concorrenza al quale dovrebbe assoggettarsi il mercato dei servizi professionali e relativamente al quale la nostra categoria ha negli ultimi tempi raggiunto importanti traguardi.
Ne ricordo solo i più recenti. L’approvazione dei provvedimenti e regolamenti legislativi sulla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali obbligatorie e, soprattutto, sui centri autorizzati di assistenza agricola, ha posto nella giusta attenzione la centralità della nostra figura professionale quale interlocutore qualificato tra l’utenza del settore rurale e i vari livelli dell’amministrazione pubblica.
Il recente accordo di programma siglato tra il nostro Ordine nazionale e il Ministero dell’Ambiente (è il primo accordo in Italia tra un Ordine e un Ministero) rappresenta un fonda-mentale riconoscimento dell’importanza della nostra professione per quanto riguarda la conservazione del territorio in un Paese, come il nostro, che ha un estremo bisogno di una migliore valorizzazione e conservazione delle proprie risorse ambientali. E questo in un’Europa che si sta apprestando a porre al centro della politica comune la tutela delle risorse territoriali.
L’inclusione dei dottori agronomi e dei dottori forestali tra i soggetti suscettibili di essere nominati quali commissari ad acta in tutte le tre categorie previste dalla Regione Lombardia: Sezione A - attività in materia edilizia, Sezione B - attività in materia urbanistica e Sezione C - attività in materia paesistico ambientale.
Siamo pronti, pertanto, in questa fase di riforma dell’intero sistema professionale italiano, a far fronte alle sempre più complesse esigenze di un mondo rurale che sta perdendo velocemente, o forse ha già perso, i contorni locali e addirittura nazionali, per doversi confrontare con un meccanismo europeo ogni giorno più complesso ed agguerrito.



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