Editoriale numero: 21 del "Giugno/2004"

di Marco Fabbri, Presidente Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Lombardia.

L’incontro con il Ministro della Giustizia, che si è recentemente svolto a Bergamo, ha voluto inaugurare un stagione nuova. Innanzitutto, nel sottotilolare l’incontro abbiamo usato la parola dialogo: il dialogo ha in sé l’idea di pariteticità tra chi parla, anche se tutti sappiamo bene riconoscere le responsabilità, i ruoli, l’autorità e l’autorevolezza di ciascuno.
La nostra massima autorità, rappresentata dal Ministro, non viene ridotta dal fatto di instaurare un dialogo.
Sul tema dell’incontro, l’idea di “Europa delle professioni” ha voluto porre l’accento sulla specificità di un sistema professionale come quello italiano che ha molti elementi capaci di migliorare il quadro europeo. In un’Europa nella quale il mercato sembra prevaricare i suoi stessi abitanti, ma che al tempo stesso pone in essere politiche di solidarietà sociale e territoriale, forse gli italiani non sono stati in grado di fare emergere le qualità positive del nostro sistema professionale.
Il confronto è presto fatto: l’impresa ha per obiettivo la remunerazione del capitale e si muove in un quadro di riferimento ben definito da leggi e norme applicabili. Anche il professionista esercita la sua “arte” per un guadagno, ma ha un duplice quadro di riferimento: la legge, le norme applicabili alle professioni e, in più, è dotato di un sistema di norme di comportamento, non importa se scritte o meno, che lo distinguono e ne delimitano ulteriormente l’azione.
Se l’etica è un sistema normativo che regola i rapporti tra gli individui e i valori che ciascuno deve realizzare nel suo comportamento facendo appello al sentimento di responsabilità nei confronti di qualcosa che va al di là dell’individuale, è evidente la profonda diversità tra il sistema delle imprese e quello professionale.
Storicamente quest’ultimo ha avuto un ruolo cruciale fino dagli albori della sua fondazione.
Oggi crediamo che costituisca ancora un ingrediente irrinunciabile per lo sviluppo del Paese a patto che si rinnovi al proprio interno, che venga dotato degli strumenti adeguati per esprimere i propri valori di conoscenza e cultura.
Gli slogan sulla modernizzazione, in forza dei quali si vogliono imprimere alcuni cambiamenti incompatibili con l’etica professionale, può essere in parte giustificabile: sia dalla necessità di eliminare alcuni aspetti che hanno portato ad un deterioramento di certi istituti, in certe professioni, sia dalla volontà di non perdere il treno della ripresa economica; ma siamo convinti che ci sia modo e modo di farlo.



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