Editoriale numero: 22 del "Luglio/2004"

di Marco Fabbri, Presidente Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Lombardia.

Sullo scioglimento del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (Conaf) la stampa quotidiana e periodica ha dato notizia anche se sinteticamente. Trascorsi i primi giorni all’insegna dello stupore per un atto così grave ed irrituale, si stanno facendo subito sentire le conseguenze sugli ordini, sulle federazioni e sul futuro di noi tutti.
Tralascio i commenti sul caso in sé: ciascuno potrà accedere alla copiosa documentazione sulla vicenda che la Federazione sta raccogliendo e ciascuno potrà leggere i documenti disponibili con il doveroso disincanto per formarsi una propria idea liberamente.
È necessario evidenziare che in questo frangente emerge come non mai l’importanza dei rapporti con il Conaf e del ruolo di quest’ultimo nel panorama istituzionale. Inoltre, ci eravamo abituati a una collaborazione stretta, ad un coinvolgimento delle federazioni e degli ordini attraverso “azioni”, iniziative – convegni, seminari di studio –, incontri e altre forme di consultazione.
Il commissario straordinario nominato dal Ministero è stato incaricato di indire le elezioni del Consiglio nazionale, cosa alla quale ha già provveduto. I consigli degli ordini sono chiamati a designare i candidati al Conaf entro il 30 settembre prossimo, tre mesi prima della scadenza della proroga di legge (si veda la notizia a lato). Il nuovo Consiglio, tuttavia, non potrà divenire operativo che alcuni mesi dopo.
Le elezioni si svolgeranno secondo le norme previgenti, mentre si profila un cambiamento radicale per le elezioni, per lo meno del consiglio nazionale, in attuazione delle disposizioni del Dpr 328/2001.
L’assenza dell’interlocutore tra noi e le istituzioni dello Stato – il Conaf – costituisce l’esito più dannoso della vicenda. Il punto è che non siamo presenti ai tavoli istituzionali di confronto sugli argomenti di grande attualità che riguardano il futuro delle professioni e della nostra in particolare.
Innanzitutto, la riforma delle professioni che prosegue il suo lento cammino: la nostra assenza può solo giovare a chi, conoscendo le nostre potenzialità, aspetta solo di approfittarne.
Inoltre, è sempre in corso la revisione del Dpr 328/2001 con la quale cerchiamo di perseguire gli scopi che ci eravamo prefissi in tema di valorizzazione di alcuni campi specifici di attività dei dottori agronomi, dopo che altre categorie professionali si erano appropriate dei relativi titoli, e in tema di accesso alla professione da parte di alcuni laureati, ad esempio i laureati in classe 27, Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, e quelli in classe 68/s, Scienze della natura.
Infine – ma l’elenco è ben più articolato –, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca si sta discutendo del riassetto dei corsi di laurea di cui al Dm 509/99: è prevista una grande rivisitazione di quasi tutti i corsi di studio che danno accesso agli ordini.
Dopo i successi del Forum di settembre 2003 – che aveva costruito una immagine pubblica di grande qualità –, dopo l’autorevole presenza nelle sedi istituzionali nazionali – dove si era impegnati a tessere rapporti di reciproco rispetto e collaborazione –, questo evento ci riporta indietro e ci costringe a ripercorrere situazioni che erano ormai superate.
Speriamo di potere riallacciare quel rapporto di condivisione che ha caratterizzato questi anni di cambiamento per riprendere al più presto a lavorare insieme al Conaf per gli obiettivi comuni.



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