Editoriale numero: 27 del "Novembre/2004"

di Daniele Zanzi, Presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Varese

Non nascondo di provare emozione, e nello stesso tempo forte determinazione, nell’apprendere della mia elezione nel Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali. Emozione perché non mi sarei mai immaginato di dover rappresentare tanti Colleghi nell’organo centrale di gestione del nostro Ordine. Da quasi trenta anni sono iscritto all’Ordine di Varese, al cui interno ho a lungo ricoperto la carica di segretario. Carica che era imposta d’ufficio, senza possibilità di rifiuto, al consigliere più giovane quale ero. Il ricambio generazionale mi ha portato negli ultimi anni ad assumere la carica di presidente. L’incarico mi ha consentito di addentrarmi con più impegno e coscienza nel nostro mondo professionale passando dai problemi provinciali contingenti e spiccioli a temi di più ampio respiro.
Il confronto con realtà più vive e dinamiche ha stimolato il mio interesse e la voglia di contribuire e partecipare in modo più incisivo. L’entusiasmo e la voglia di fare degli altri colleghi Presidenti degli Ordini della Lombardia mi hanno portato ad una maggiore condivisione e compartecipazione. Il successivo contatto con la realtà nazionale mi ha fatto subito apprezzare lo sforzo in atto da parte del Consiglio nazionale di qualificare e dare incisività e visibilità alla nostra categoria.
Ho apprezzato questo voler volare alto, il cercare di farci uscire dal semplice e mero tecnicismo, il volersi proporre come i professionisti della qualità della vita, non più autorelegati nella “riserva indiana” dell’esperto del solo fatto tecnico, ma aperti alle esigenze della Società e da questa conosciuti e riconosciuti. Ho apprezzato la fine dei piagnistei e delle eterne e sterili polemiche di contrapposizione tra le diverse competenze. Ho apprezzato il volere, invece, essere propositivi, il presentarsi con idee, pareri e prese di posizione che hanno forse scontentato qualcuno, ma che finalmente ci fanno individuare come categoria pensante e determinata.
Con interesse, come del resto tutti i presenti, ho assistito al Forum 2003 di Roma rallegrandomi di vedere finalmente un nostro evento all’altezza della situazione e di leggere sui più importanti mass media locali e nazionali, apprezzamenti sulla nostra professionalità e sulla necessità della nostra presenza nella vita civile.
Ho appoggiato con entusiasmo la nascita delle diverse Azioni volute dal Consiglio perché fungessero da cabina di regia propositiva per la vita associativa, indispensabili momenti di riflessione e d’allargamento delle linee d’azione. Mi sono impegnato nel coordinamento del gruppo, numerosissimo, attivo ed eterogeneo, d’Azione verde urbano, portando la mia esperienza professionale e avendo modo di apprezzare l’entusiasmo, la voglia di confronto e dibattito, nonché le capacità di tanti colleghi sparsi in tutta Italia.
Strada facendo, ho trovato tanti compagni di viaggio che hanno rinforzato il mio senso d’appartenenza e la mia determinazione all’impegno. Determinazione che si è vieppiù consolidata con l’inatteso e inopportuno commissariamento che abbiamo dovuto subire. Al di là di considerazioni nel merito dell’atto in sé, contro cui, per altro, anche l’Ordine che presiedo ha preso decisa avversa posizione, è fuori di dubbio che il commissariamento ci ha gravemente nuociuto sia sotto l’aspetto operativo che sotto quello dell’immagine. Da sei mesi siamo impossibilitati ad intervenire anche su questioni basilari e di vitale importanza come la riforma delle professioni, il nuovo regolamento elettorale, ecc. Un’assenza, certo non voluta dalla stragrande maggioranza dei colleghi, ma che abbiamo subito e che molto ci danneggia.
In ogni fatto è bene, comunque, saper leggere gli aspetti positivi, il famoso “bicchiere mezzo pieno”: orbene, i risultati di queste elezioni confermano ancora di più la volontà, diffusa ovunque su tutto il territorio nazionale, di procedere sulla strada imboccata dalla maggioranza del Consiglio nazionale sciolto e per la quale tanti colleghi, compreso il sottoscritto, si sono sentiti in dovere, e sentono ancora il dovere, di impegnarsi e di battersi. Mi auguro che, come avviene dopo tutte le tenzoni elettorali civili, certe posizioni, ancora una volta dimostratesi minoritarie e perdenti, si smussino. Deve prevalere la volontà di operare per l’interesse della categoria. Ne abbiamo proprio bisogno. Sono determinato e risoluto a lavorare perché ciò avvenga.



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