Editoriale numero: 29 del "Gennaio/2005"

di Marco Fabbri, Presidente Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali

Qualche giorno fa a Treviglio il Ministro delle politiche agricole è intervenuto sul tema delle filiere agroalimentari specializzate e dei distretti rurali.
Ci ha fatto piacere che si stesse discutendo degli stessi argomenti che avevamo programmato di trattare nella 4ª giornata di studi della Federazione. Ne abbiamo parlato con Lui, ci ha dimostrato molto interesse e ha assicurato la Sua partecipazione.
Il tema è di estrema attualità: la “nuova condizionalità per l’agricoltura europea” rappresenta la sfida dei prossimi anni.
Le imprese agricole riceveranno gli aiuti come risultato di una storia pregressa, a condizione che siano rispettati certi obiettivi che prendono origine dagli interessi generali del cittadino europeo (ambiente, sicurezza alimentare, ecc.); dopo di che resterà il mercato quale (pro)motore di iniziative imprenditoriali foriere di buoni risultati economici.
Gli elementi di questa nuova impostazione della politica agricola sono da una parte la capacità di rispettare le condizioni poste per ottenere gli aiuti e dall’altra la capacità di scegliere i mercati più adatti.
Al cittadino europeo interessa soprattutto il primo aspetto, posto che dal secondo, in un mercato virtualmente globale, apparentemente non riceve vantaggi particolari. All’imprenditore interessa muoversi con il giusto equilibrio tra le due esigenze, cercando di “battere” il mercato globale con un’operazione di differenziazione selettiva della qualità del proprio prodotto.
In definitiva nasce una sorta di nuovo patto tra cittadini, disposti a riconoscere la qualità dei beni agroalimentari, ma al tempo stesso esigenti in fatto di qualità dell’ambiente e della vita in generale.
Il patto implica un riconoscimento vicendevole di diritti, rappresentati dalle aspirazioni, e doveri, corrispondenti agli impegni. È prima di tutto un riconoscimento culturale dei valori delle reciproche domande e offerte.
Il ruolo dei professionisti è centrale in tutto questo perché nasce dalla consapevolezza culturale dell’evoluzione socio-economica in atto.
L’interpretazione dei bisogni, affidata in prima istanza ai politici, così come la lettura dei contesti strutturali economico-ambientali e la gestione imprenditoriale hanno bisogno di una traduzione tecnico-scientifica e progettuale cui siamo chiamati come professionisti.
Si apre una nuova stagione alla quale dobbiamo prepararci ma per la quale occorrerà che assumano concretezza i nostri spazi istituzionali, nell’interesse – come sempre – dei cittadini.



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