Editoriale numero: 32 del "Aprile/2005"

di Daniele Zanzi, Consigliere dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali

Il confronto con realtà professionali estere non solo è utile per la propria crescita professionale ed umana, ma può anche essere fonte per riflessioni sul futuro della nostra professione. Al di là di ovvie e ritrite considerazioni sulle specifiche competenze, sarebbe utile anche indagarsi su cosa significhi il termine “professionista” e chiedersi se può avere oggi un senso una rigida definizione dei ruoli e delle competenze.
Il confronto frequente con realtà professionali d’altre nazioni, considerate, a torto o ragione, evolute, mi porta a condividere su queste pagine alcune considerazioni. Spesso ho l’opportunità di misurarmi con affermati consulenti forestali ed ambientali americani.
Il confronto non è mai artefatto o superficiale: il rapporto professionale che s’instaura va ben al di là dell’asettico contatto che si traduce nel costruire un’immagine non vera dei problemi o delle capacità del professionista con cui si collabora. Quando, infatti, i contatti sono saltuari, si corre il rischio di cogliere solo gli aspetti più appariscenti di una professione o, peggio ancora, di averne una visione distorta e falsa: quella che il professionista che ti sta di fronte vuole dare di sé stesso. Solo quando si può toccare con mano le realtà operative e professionali, vedere ad esempio fisicamente i cantieri, accompagnare il collega realmente nella sua giornata lavorativa, incontrare e discutere con i suoi clienti, capire ed apprezzare le difficoltà operative, solo allora si riesce ad avere un quadro abbastanza esatto di una professione.
È evidente che in ogni parte del mondo per l’esercizio di una qualsivoglia libera professione debba essere necessario un adeguato curriculum di studi. È impensabile che ad un lavoro intellettuale non debba corrispondere uno specifico percorso scolastico al termine del quale - condizio sine qua non - è permesso l’accesso alla professione. Evidentemente il percorso formativo e scolastico può essere il più diverso e condotto nelle forme più svariate: in alcuni Paesi si enfatizza un percorso pratico tecnico (come in molti casi negli Stati Uniti), in altre nazioni si preferisce privilegiare aspetti formativi teorici. La finalità è in ogni caso la medesima: arrivare al termine del curriculum studiorum con un bagaglio di informazioni, nozioni e conoscenze pratiche che permettano di inserirsi con sufficiente competenza e capacità di discernimento nell’ambito lavorativo. La mia esperienza mi porta a pensare che il percorso educativo italiano non ha nulla da invidiare ad altre realtà, anzi! Tant’è che guardo con un certo stupore e incomprensione talune pressanti richieste d’adeguamento della nostra scolarità a realtà cosiddette più evolute. All’estero ho spesso rilevato rispetto e ammirazione per il nostro sistema scolastico.
Il tirocinio, l’esperienza e la capacità di aggiornamento permetteranno poi ad ognuno di inserirsi a pieno nel mondo professionale. L’Ordine professionale, come inteso ed attuato oggi in Italia, non esiste.
In seno alla nostra Categoria è in atto un appassionato dibattito sul nostro futuro.
Non varrebbe forse la pena di guardarsi un po’ intorno?


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