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di Marco Fabbri, Presidente Federazione degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Lombardia. Sembra che sia terminato il periodo di proroga in cui stanno operando i Consigli degli Ordini. Anzi, l’art. 4 del decreto legge del 30 giugno 2005, n. 115 (si veda a pag. 2) fissa addirittura la data delle elezioni. Data che non sarà facile rispettare visto che il regolamento elettorale, che deve essere varato ai sensi dell’art. 4 del Dpr 328/2001, non è ancora stato pubblicato perché sarebbe all’esame della Corte dei Conti. Di certo va registrata una certa “stanchezza” dei Consigli, o per lo meno in questo senso si esprimono le dichiarazioni dei loro componenti. I motivi sono due fattispecie significativamente diverse. Vi è chi soffre di stanchezza “fisica” perché aveva programmato un triennio di attività (per alcuni il secondo, o il terzo, o l’ennesimo, come in alcune province italiane) e si trova d’ufficio proiettato ben oltre quell’orizzonte, da uno a due anni oltre quel limite. Vi è invece chi patisce una stanchezza “psicologica” che deriva da una presunta carenza di legittimazione e vorrebbe, comprensibilmente, avere l’occasione di vedersi riconfermata in modo attivo la fiducia dei colleghi attraverso le consuete periodiche elezioni. Tutto ciò è destinato a terminare, e ce ne rallegriamo – per gli uni e per gli altri –, ma dobbiamo esprimere l’auspicio, che spero non sia solo il mio personale augurio, che i consigli attuali trovino spazio motivazionale e suffragio per continuare ad operare come e meglio di quanto abbiano fatto fino ad ora. Mi riferisco agli Ordini della Lombardia, naturalmente, dei quali conosciamo bene presidenti e consiglieri, colleghi che hanno lavorato – crediamo bene – e soprattutto hanno lavorato in comune superando le inutili delimitazioni provinciali, pensando a “condividere” – dividere con altri –, a livello regionale, le risorse professionali ed economiche disponibili. Speriamo di incontrarli ancora come presidenti e come consiglieri e comunque, intanto, iniziamo a ringraziarli per quello che hanno voluto far per tutti noi. << Indietro |