Editoriale numero: 37 del "Settembre/2005"

di Guido Vitali, Presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Bergamo

Il MIPAF sta predisponendo le regole in base alle quali, a partire dal 2007, Stato e regioni dovranno attivare i servizi di consulenza alle aziende agricole introdotti dalla nuova normativa comunitaria.
Mi risulta che da tempo al Ministero stiano lavorando molto alacremente senza alcun contributo da parte della nostra categoria, anche se le regole in questione incideranno profondamente sul nostro futuro professionale.
Non sappiamo se il nostro Consiglio nazionale abbia perso la capacità di partecipare al lavoro dei ministeri o abbia scelto di prendervi parte nel più assoluto riserbo. In ogni caso sono convinto che, se anche non siamo presenti ai tavoli dove si scrivono le nuove regole, avremo forza, lucidità e strumenti per contrastare gli abusi.
Intanto le regioni stanno facendo la loro parte per affrontare l’impellenza della condizionalità (che è già vigente e genera un forte fabbisogno di consulenza), gestendo i fondi a propria disposizione con quel poco di libertà in più di cui, ancora per il 2006, possono godere.
Parlo, per essere molto chiaro, della libertà di orientare la destinazione delle risorse, della libertà di incidere sulla distribuzione delle opportunità nel mercato dei servizi, favorendo le organizzazioni di maggior peso politico a scapito della libera concorrenza.
Il mio ottimismo, che gli amici definiscono patologico, mi spinge comunque a prevedere sviluppi positivi.
Le nuove regole, infatti, ci saranno comunque, e dovranno essere coordinate in modo trasparente con le norme che regolano l’esercizio delle professioni intellettuali.
Sarà molto più difficile, ad esempio, che le regioni possano finanziare la fornitura di consulenza celandola sotto appellativi generici come assistenza o divulgazione, per eludere le norme sulle professioni intellettuali.
Altro esempio: poiché l’Unione europea ha inteso destinare risorse ai produttori affinché si procurino la consulenza, non sarà semplicissimo far sì che soggetti organizzati possano intercettare tali fondi “in rappresentanza” dei propri associati.
Con le nuove regole sarà molto più facile non solo, da parte degli Ordini, tutelare il ruolo della professione, ma anche, da parte dei professionisti, tutelare il proprio interesse.



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