![]() |
di Marco Fabbri, Presidente Federazione degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Lombardia. Dalle pressioni per l’abolizione degli ordini professionali in Italia al testo originario della direttiva Bolkestein, sono troppi i segnali che indicano la necessità di una profonda revisione del sistema professionale. Operazione di cui si discute dal più di dieci anni ma che non è ancora approdata ad un risultato definitivo. Vi sono buone prospettive perché in alcuni comportamenti il mondo delle professioni intellettuali abbia già gli strumenti per superare le secche di un immobilismo che è istituzionalmente consentito al sistema ordinistico, ma che ne rappresenta il capolinea. Tra le numerose possibilità, quella che appare di maggiore spessore, anche per l’integrazione con un altro “mondo” dotato di una storica autonomia paragonabile a quella degli Ordini – ossia l’università –, è sicuramente la formazione. Se ne sente parlare da tempo, in tutti i contesti sociali, e per la nostra professione non è argomento nuovo, visto che agli Ordini è attribuito il compito di provvedere al “perfezionamento tecnico e culturale degli iscritti”. Ma, in ogni caso, il tema della formazione deve essere posto in modo completamente rinnovato. Gli spunti che muovono queste riflessioni sono: - la rapida evoluzione del sapere, per cui il bagaglio nozionistico acquisito con il titolo di studio – ammesso che sia sufficientemente completo – non è più adatto dopo pochi anni dalla laurea; - l’emergere di risvolti professionali nuovi, nei contenuti e nei metodi; - l’accresciuta competizione interprofessionale dovuta al parziale sovrapporsi delle competenze tra categorie e alla necessità di conquistare “nuovi mercati” per le categorie mature. La maggioranza delle categorie professionali si è già posta il problema, risolvendolo in vari modi che sono più o meno riconducibili all’idea della formazione professionale continua, intesa come necessità di aggiornamento tecnico-scientifico e metodologico, “riconosciuta” dai professionisti degli Ordini come dovere eticamente, deontologicamente, rilevante – quindi sottoposto all’eventuale giudizio disciplinare –, che sia “riconoscibile” dai destinatari delle prestazioni professionali. Alla nostra categoria questo aspetto non è istituzionalmente nuovo: già nel 2001 venne fondata Conaform srl, società intesa come dipartimento nazionale per gli alti studi dei dottori agronomi e dei dottori forestali a disposizione di tutto il sistema ordinistico. Dopo un buon avvio, che ha coinvolto ordini e federazioni – la nostra Federazione ne detiene una piccola quota societaria –, oggi il funzionamento appare arenatosi nelle secche di un Consiglio nazionale incapace di distinguere le idee positive – in sé – dalle persone che le proposero. In questa palude sta affondando l’idea della formazione permanente come strumento di qualificazione professionale, che il Consiglio nazionale ebbe il coraggio di portare in sede Cup, quando ancora era considerata un’eresia. Nel frattempo le altre professioni l’hanno fatta propria e ora vi puntano molta parte dell’immagine professionale. Se da un lato prendiamo atto dell’evoluzione di un’idea che ci apparteneva, e che ora appare in disparte, dall’altro sappiamo di avere il consenso della parte più attiva della categoria. La domanda di aggiornamento dei professionisti è molto elevata, quella di formazione dei giovani è altrettanto sostenuta, con crescenti richieste di tirocinio, ed è destinata ad aumentare a misura che aumenterà il divario tra formazione universitaria e esigenze professionali. Il Consiglio della Federazione ha già avviato l’elaborazione di un sistema capace di rispondere alla domanda degli iscritti agli Ordini della Lombardia e al tempo stesso di infondere una nuova immagine alla categoria. Da qui ad una maggiore affermazione professionale il passo non sarà facile, ma sarà più breve. << Indietro |