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di Enrico Rossi, Presidente Comitato Unitario Professioni della Lombardia L’evoluzione delle esigenze della società e il sorgere di nuove professioni rendono più impellente la realizzazione della riforma del diritto delle professioni intellettuali finalizzata a modernizzare il sistema professionale ordinistico e a riconoscere e dotare di regole le nuove professioni. Lasciata alle spalle l’impostazione demagogica che teorizza l’abolizione della storica organizzazione delle professioni in ordini si è venuta affermando la teoria cosiddetta del doppio binario. Questa prevede la coesistenza di professioni organizzate in ordini, enti pubblici non economici dotati di una propria autonomia, e di nuove professioni intellettuali organizzate in associazioni di tipo privatistico, ancorché riconosciute dallo Stato, dotate di proprie regole. É evidente che occorre intendersi sul concetto di nuova una professione: questa deve radicarsi su fondamenti scientifici distinti ed autonomi rispetto a quelli su cui si fondano le professioni già esistenti. Inoltre, vi è la necessità di individuare e fissare la demarcazione tra attività svolte da professionisti organizzati in ordini rispetto ad attività svolte da professionisti organizzati in associazioni, secondo il principio di non sovrapposizione delle attività. In pratica, coloro che svolgono attività tipiche dei professionisti iscritti in albi, ma agli stessi non riservate, continueranno legittimamente a svolgerle, ma le loro associazioni non potranno essere riconosciute dallo Stato, mentre potranno essere riconosciute associazioni composte da professionisti che non svolgono attività tipiche già svolte da professionisti iscritti in albi. Infine, occorre una riflessione sul concetto di concorrenza che è stato strumentalmente distorto per giungere ad affermare che gli Ordini costituiscono una barriera alla libera concorrenza. In un sistema professionale caratterizzato da una forte asimmetria informativa, con la quale il cliente, spesso, non è in condizione di valutare la qualificazione e la correttezza della prestazione, è necessaria la presenza di un organismo che verifichi, al momento dell’iscrizione, il possesso dei titoli di abilitazione all’esercizio della professione e che sia garante, nel tempo, dell’aggiornamento continuo della preparazione professionale. In questo caso la concorrenza non si può esplicare sul terreno della pura economicità ma deve consentire, a parità di costo delle prestazioni (tariffe), l’emergere della qualità della prestazione professionale. È nel campo della qualità che si dovranno misurare i professionisti, migliorando le proprie prestazioni, riducendo i propri costi interni, fornendo servizi aggiuntivi rispetto alle attività professionali standard. Di questo ormai siamo consapevoli. Ora occorre che anche le istituzioni ordinistiche ne prendano atto e si mettano al lavoro. << Indietro |