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di Marco Fabbri, Presidente Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Lombardia Lo schema di decreto di revisione del Dpr 328/2001 è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri, il 29 marzo scorso. Non è noto il testo, ma alcuni contenuti sono stati anticipati dai quotidiani. Tra questi, molta enfasi è stata data al tirocinio, introdotto quale requisito obbligatorio per poter accedere all’esame di Stato di abilitazione all’esercizio della professione. A parte alcuni commentatori le opinioni non sono particolarmente negative. Per quanto ci riguarda siamo ansiosi di conoscere ben altri dettagli del decreto. Per limitarci al tirocinio, introdotto anche per la nostra professione, possiamo esprimere un cauto ottimismo. Ottimismo perché molti di noi lo stanno sperimentando grazie alle convenzioni stipulate con l’Università degli Studi di Milano e con l’Università del Sacro Cuore (sono in corso di approvazione le convenzioni con gli Atenei di Firenze, Padova e Torino). I risultati sono positivi per tutti: i professionisti hanno modo di conoscere i giovani in previsione di un inserimento lavorativo negli studi e i giovani completano l’esperienza di studio con qualcosa che permette loro di capire meglio quale potrebbe essere un futuro nel mondo della libera professione. Va rilevato che richiesta e offerta sono abbastanza sostenute anche se non sempre si incontrano facilmente a causa della duplice frammentazione, sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. Ma si tratta di difficoltà in via di risoluzione non appena tutto ciò smetterà di essere una novità. A proposito della cautela va detto che non sarà facile avviare una collaborazione di questo genere a tutto campo. Fino a che si è trattato di un atto volontario da ambo le parti, è stato facile da parte degli studi accontentare le richieste. Ma non appena diverrà obbligatorio – si deve presumere, a valere dagli esami di Stato del 2007, quindi a partire dall’autunno prossimo – la domanda potrebbe rapidamente superare l’offerta degli studi. A parte che non ci sono solo gli studi dei liberi professionisti, occorrerà in ogni caso un cambiamento di mentalità. Già oggi la condizione del singolo professionista è insufficiente a far fronte agli impegni e alla complessità degli incarichi. Quindi si deve pensare che la probabile evoluzione futura degli studi sarà verso un raggruppamento di due o più professionisti – eventualmente con professionisti di altra estrazione –, per cui dovrebbe essere più facile, e fiosiologicamente necessario, l’inserimento in organico di giovani, anche per i soli sei mesi del tirocinio quando non fossero giudicati idonei per la permanenza nella struttura. È evidente che non si tratti solo di una questione organizzativa e strutturale, ma che questo nuovo approccio implichi un cambiamento di mentalità verso una maggiore apertura, verso una concezione della professione come fucina della formazione continua dei giovani neolaureati e professionisti neoabilitati. È una visione dinamica, cui deve abituarsi anche chi non vorrà porsi nella condizione di ospitare tirocinanti, perché attiene alla necessità di sottoporsi ad un maggiore aggiornamento professionale, che in qualche caso potrebbe sfociare o tradursi in una vera e propria certificazione professionale, cui corrisponderebbe il relativo mantenimento. In definitiva, il giudizio, se giudizio deve essere, non può che essere positivo. La nostra maggiore responsabilizzazione come singoli e come categoria non potrà che giovarci per crescere, offrirci nuove opportunità, formare una maggiore coesione intergenerazionale e consolidare lo spirito di appartenenza professionale. << Indietro |