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di Marco Fabbri, Presidente Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Lombardia Il seminario informativo sulla consulenza agricola nell’ambito del nuovo piano di sviluppo rurale – promosso a fine luglio da Sisa srl, la società che gestisce il centro autorizzato di assistenza agricola – ha offerto l’occasione per fare il punto su un tema strategico per la categoria, così come era stato per i centri di assistenza agricola. A ben vedere la consulenza agricola sarà supportata da risorse ben inferiori rispetto a quelle destinate ad altre misure, perciò il giro d’affari che potrà indurre nell’ambito delle prestazioni di servizi professionali non potrà cambiare significativamente il panorama delle prestazioni di consulenza. Tuttavia, è importante la presenza dei dottori agronomi e dei dottori forestali come soggetti centrali dei processi di consulenza, senza i quali non è possibile nemmeno concepire l’idea di consulenza. Ora, poiché l’interlocutore ultimo è l’Unione europea, alla quale si deve garantire qualità delle prestazioni rispetto agli impegni e solidità dei soggetti che erogano le prestazioni, si può convenire che vi siano difficoltà a immaginare che il professionista singolo possa assumere simili incarichi. Per contro non è nemmeno possibile che i requisiti dei soggetti che potranno assumere questi impegni siano stabiliti su soglie incompatibili con la realtà esperienziale degli iscritti agli Ordini perché sarebbe un modo strumentale per escluderne l’accesso. Allo stesso modo desta grandi perplessità l’idea che la semplice frequenza a corsi preparatori, da parte di soggetti che non hanno un curriculum scolastico del settore, costituisca titolo sostitutivo della qualificazione professionale. In ogni caso le preoccupazioni che devono essere di stimolo per la nostra azione riguardano le caratteristiche del sistema rurale come orizzonte di riferimento territoriale entro il quale si colloca l’attività di consulenza e le caratteristiche tecnico-organizzative e prestazionali dei professionisti che si propongono come consulenti. Le prime attengono alla sfera economico-sociale e ambientale per il forte legame tra economia agraria e contesto ambientale, per cui non è più sufficiente conoscere bisogni e traguardi del settore primario ma bisogna reinterpretarne le esigenze in funzione dei contesti sociali e ambientali nei quali opera l’agricoltura. Il secondo riguarda il modo in cui si pongono i dottori agronomi e i dottori forestali sul mercato dei servizi professionali: con quale organizzazione tecnica, con quale forma giuridica, con quale livello di prestazioni attese, con quali garanzie di scopo. Questo secondo aspetto non riguarda solo chi intende inserirsi o consolidare la propria presenza in un campo tipicamente conteso da altre realtà tradizionalmente dotate di scopi diversi dalla consulenza, ma tocca tutti i professionisti, in quasi tutti i campi ove il singolo vede eroso il proprio spazio, non per incapacità, ma in forza della presunzione di maggiore sicurezza e qualità delle prestazioni che inevitabilmente promana dalle strutture di maggiori dimensioni, anche se ciò non sempre corrisponde al vero. Sul Psr si stanno giocando le ultime battute per la definizione dei requisiti dei soggetti che dovranno essere riconosciuti quali erogatori dei servizi di consulenza. Questa Federazione, nel perseguire gli obiettivi di massimo coinvolgimento dei colleghi, deve poter contare sull’esistenza stessa di colleghi pronti ad assumersi determinati impegni e a organizzarsi adeguatamente. << Indietro |