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di Giuseppe Pulina, Consigliere dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali Il Ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi ha inoltrato alla CRUI e al CUN i decreti applicativi sulle lauree di primo livello e sulle lauree magistrali. Le osservazioni dei due organi di governo degli Atenei sono attese per la prima decade di ottobre e i decreti dovrebbero essere emessi entro lo stesso mese in modo tale che la riforma possa entrare in vigore dall’anno accademico 2007/8. Rispetto alla bozza dei decreti attuativi della legge 270/04, elaborata dal precedente Governo, la versione attuale presenta alcune novità di rilievo delle quali si dovrà tenere conto nella revisione delle norme di accesso alle professioni in fase di ridefinizione. La novità più saliente riguarda il numero massimo di esami che possono essere previsti in ciascun corso: 20 per la laurea di primo livello e 12 per quella magistrale, ciò al fine di evitare la parcellizzazione delle attività formative che costituisce una delle ragioni principali dell’allungamento delle carriere di studio oltre i limiti legali. Un secondo aspetto, di particolare rilievo per i professionisti, è in numero massimo di CFU riconoscibili per abilità professionali certificate che è fissato in un massimo di 60 (cioè di una annualità) per la laurea di primo livello e di 40 per quella magistrale. La bozza di decreto, nel confermare il valore di 25 ore di impegno di studio per CFU delle quali almeno il 50% a disposizione dello studente per lo studio individuale, regola il passaggio da un corso ad un altro imponendo alle facoltà o ai corsi riceventi il riconoscimento di almeno il 50% della carriera già maturata dallo studente. Infine, al diploma di laurea sarà allegato un certificato che riporta, secondo le norme europee, le principali indicazioni relative al curriculum specifico seguito dallo studente per il conseguimento il titolo. Per quanto riguarda le classi occorre osservare che, nonostante la ferma opposizione di buona parte dell’Accademia, e per quanto ci riguarda di alcuni consiglieri nazionali della nostra categoria fra i quali lo scrivente, la laurea triennale in Scienze e tecnologie alimentari (L-26) è stata scorporata da quella della Scienze e tecnologie agrarie e forestali (L-25) creando così una pericolosa frattura fra il mondo della produzione primaria e quello delle trasformazioni agroalimentari. Nel concreto, se la struttura delle classi si manterrà uguale a quella visibile attualmente nel sito del MIUR e derivante senza sostanziali modifiche dal lavoro dei tavoli ai quali chi vi scrive ha a suo tempo partecipato, si può affermare che: - nella laurea in agraria è un obiettivo formativo indispensabile la conoscenza dei principi e degli ambiti delle attività professionali e della relativa normativa e deontologia; - la laurea in Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale diventa a pieno titolo anche una laurea di agraria in quanto fra le materie di base e caratterizzanti, sono inseriti settori scientifico disciplinari (SSD) del gruppo AGR; - la laurea in scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura potrà essere attivabile anche dalle facoltà di agraria in quanto ricomprende l’80% dei SSD del gruppo AGR; - la laurea magistrale in Architettura del paesaggio è anch’essa una laurea in agraria in quanto oltre il 50% delle discipline potranno essere attivabili nei SSD del gruppo AGR; - la laurea magistrale in pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale riporta il 40% dei SSD del gruppo AGR, così come quella in Scienze della natura e quella in Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio che le riportano praticamente tutte; - alla classe di forestale è stato restituito l’originale titolo di Scienze e tecnologie forestali e ambientali. In definitiva, la riforma degli ordinamenti didattici universitari, per gli studi che riguardano la nostra professione, ha colto al meglio i suggerimenti della categoria. Possiamo considerare questo un grande successo, sia del precedente consiglio nazionale e del suo presidente Dina Porazzini sia della conferenza dei presidenti degli ordini con sede di Facoltà di agraria, coordinata dal collega Alberto Grazini, che tanto avevano lavorato in questa direzione, a cui il nostro presidente Marco Fabbri ha dato un contributo decisivo. << Indietro |