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di Gianpietro Bara, Vice Presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Brescia L’occasione offertami dall’Ordine di partecipare al tavolo di lavoro promosso dall’Asl di Brescia - dove sono rappresentati altri Ordini e Collegi professionali che operano nel campo della sicurezza - mi ha sollecitato a un confronto interdisciplinare intenso. Con l’obiettivo di redigere le linee guida per le funzioni del Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione dell’opera , sono emerse situazioni e considerazioni che ritengo utile condividere con i colleghi. Necessità di superare il tradizionale senso d’inadeguatezza Sovente capita di verificare che i colleghi rinuncino alla consulenza in settori “non tradizionali” per un senso di ingiustificata inadeguatezza, demandando così gli incarichi ad altre categorie professionali. Se è vero che non bisogna sovrastimare le proprie competenze e capacità, non si capisce perché dovremmo applicare un eccesso di scrupolo, quando altri operano con maggiore convinzione. La possibilità di acquisire incarichi interdisciplinari è un buon “banco di prova” per demolire il pregiudizio suddetto e accorgerci che spesso possiamo esprimere eccellenze invidiabili da altri. Nuove opportunità professionali Diretta conseguenza di quanto sopra esposto è l’incapacità di sfruttare le nuove opportunità che la normativa e le occasioni economiche ci offrono, fossilizzando la nostra attenzione su mercati maturi e saturi. È certo che questa prospettiva impone una formazione ed un aggiornamento continuo, in ragione anche del fatto che non sempre il nostro curriculum universitario – ma anche quello di altre categorie - è stato in grado soddisfare appieno tutte le attese del mercato. Scarso fermento professionale Apprestandomi ad operare nel gruppo di lavoro menzionato non sono riuscito a trovare, se non in limitati casi, l’attenzione di colleghi che dovrebbero applicarsi nel settore. Mi sarei aspettato di ricevere contributi, osservazioni proposte che avrebbero potuto giovare alla categoria e, soprattutto, alla sicurezza dei lavoratori nei cantieri. Torniamo forse allo stereotipo del professionista chiuso nelle proprie attività, scarsamente propenso alla condivisione e allo sviluppo di un sano “fermento” professionale? Non mancherà poi l’occasione per commiserarci, additando tutte le altre categorie come usurpatrici dei nostri spazi! Contributo in settori specifici e non solo I piani di sicurezza e coordinamento previsti dal decreto legislativo 494/96 sono di solito associati al settore delle costruzioni edili. Considerata la nostra specifica competenza nel campo della progettazione di edifici rurali e civili non possiamo esimerci dall’operare in questo settore, ma soprattutto nei cantieri del settore forestale, delle sistemazioni idrauliche, della costruzione di parchi e giardini, dei recuperi ambientali, ecc.. Spiace constatare che questi, sovente, trovano in altre professioni il titolare del coordinamento della sicurezza con il risultato di un piano con precise indicazioni per la gestione della sicurezza, ma, spesso, non pertinenti con il lavoro specifico del quale non si conoscono le dinamiche realizzative. Solo accrescendo l’autostima e la “capacità imprenditoriale” potremo vincere l’ardua scommessa del riconoscimento della nostra professione. La sicurezza può, in tal senso, essere una porta d’accesso interessante a un settore d’attività tradizionalmente appannaggio di altri. D. Lgs. 14 agosto 1996, n. 494 “Attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili’’ e s.m. (D.Lgs. 19 novembre 1999, n. 528). << Indietro |