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di Giorgio Ferlenghi, Presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Cremona Siamo in un periodo (lungo) di transizione per la definizione del nuovo ruolo che dovranno avere Ordini e Collegi con la riforma delle professioni, e appare evidente come solo da uno sforzo congiunto di tutti i nostri rappresentanti, che si stanno confrontando anche in maniera conflittuale con il sistema politico, ne potrà derivare il giusto collocamento “sociale” della nostra futura attività professionale. È un periodo quindi che deve far riflettere, nel senso che dovrebbe ritenersi tramontata per sempre l’epoca in cui le singole categorie difendevano strenuamente i propri diritti in contrapposizione con le altre. Quando in discussione c’è la sopravvivenza delle nostre professioni, che si basa attualmente su una legislazione articolata, non certo banale ma che si era comunque assestata nel tempo, allora bisogna fare quadrato tra tutte le categorie, superando gli eventuali contrasti e cercando di vedere le cose in un’ottica più allargata, pur nel rispetto delle singole specificità. E non mi riferisco solo al concetto di riforma delle professioni da un punto legislativo, il cui iter è ancora in alto mare e quindi tutto ancora da definirsi, ma al nuovo ruolo che le professioni sono chiamate a svolgere con ampia interdisciplinarietà tra loro in tema, ad esempio, di gestione del territorio con il recepimento delle attuali normative comunitarie (Via, Vas, Ippc, ecc.). Sembrerebbe un concetto controproducente per il consolidamento delle nostre esclusività di Dottori agronomi, ma è proprio dal confronto operativo con le altre categorie professionali che può derivare il giusto riconoscimento delle nostre peculiarità. Probabilmente dobbiamo capire che pretendere l’automatico riconoscimento delle nostre competenze non è sempre possibile se viviamo in una situazione di stretto isolamento. Anzi, solo operando in sinergia con altri professionisti è possibile portare a loro conoscenza le nostre importanti particolari attribuzioni – per ottenere le quali abbiamo a lungo specificatamente studiato – che spesso vengono ingiustamente e senza “arte” ricomprese nella normale attività di altre figure tecniche – più “storiche” e politicamente protette –, inevitabilmente più rappresentate nei punti chiave che operano sul territorio. Uno degli strumenti a disposizione potrebbe scaturire dalla partecipazione a tavoli tecnici permanenti – come ad esempio gli “Osservatori” comunali (Cremona e Crema) e provinciale di Cremona – che hanno permesso di affrontare congiuntamente temi cruciali, come la gestione dei bandi pubblici o la stesura dei piani urbanistici. Il caso del Prg del comune di Cremona alla fine degli anni 90 è emblematico. Invece di interloquire con i singoli Ordini e Collegi come avrebbe voluto, con ampia possibilità di miglior gestione dei propri scopi, l’amministrazione comunale si trovò a dover dialogare con un fronte compatto “interprofessionale” costituito dalle più importanti categorie, tra cui la nostra, dovendo poi recepire in vari casi osservazioni e suggerimenti in più materie specifiche delle Nta (perequazione fondiaria, gestione aree agricole, schedatura cascine, tanto per fare qualche esempio). In definitiva si tratta di uscire dal marcato individualismo che non può portare lontano, favorendo la nostra crescita non solo in fatto di professionalità, ma soprattutto di rispetto e di considerazione da parte delle altre categorie dell’area tecnica. << Indietro |