Editoriale numero: 56 del "Novembre/2007"

di Enrico Rossi, Presidente Comitato Unitario per le Professioni intellettuali della Lombardia

La principale necessità dei professionisti è capire in base a quali regole potranno sviluppare la propria attività e con quali strumenti le professioni potranno dare risposte aderenti alle mutate richieste della società. I professionisti vogliono partecipare al dibattito sulla riforma delle professioni sia perché è sul loro futuro che si sta operando sia perché si tratta di una riforma scritta non nell’interesse di una componente sociale ma dell’intero Paese. Occorre concentrare l’attenzione su alcuni punti chiave.
Liberalizzazioni. Il settore delle professioni è dipinto come chiuso e corporativo nonostante la notevole crescita degli iscritti agli ordini professionali registrata negli ultimi 10 anni. Ad ogni modo, è evidente che tanto più si approfondisce un processo di liberalizzazione tanto più è necessario stabilire regole precise e uniformi per evitare distorsioni nella concorrenza.
La politica economica delle professioni intellettuali. Le professioni intellettuali e le attività d’impresa, pur da distinguere rigorosamente, presentano problemi comuni (crescita dimensionale, necessità di prevedere il ricorso al credito agevolato per i giovani professionisti, necessità di sostegni alla formazione). La Regione potrà diventare il soggetto di riferimento per superare alcuni di questi limiti, in particolare quelli relativi al coinvolgimento delle professioni intellettuali nei processi decisionali che riguardano l’economia, il territorio, la sanità e l’accesso ai Confidi e ai fondi per la formazione.
La concorrenza nelle professioni intellettuali. La concorrenza non si limita al solo fattore “costo della prestazione”. Pertanto, piuttosto che parlare di abolizione delle tariffe minime, sarebbe più corretto introdurre il concetto di standard qualitativi minimi.
L’organizzazione duale delle professioni intellettuali. La tanto auspicata organizzazione duale delle professioni si tradurrà nella creazione di due authority: Ordini e Associazioni. I primi continueranno a rilasciare attestazioni in base a rigorose regole stabilite dallo Stato, le seconde lo faranno in base a regole stabilite da esse stesse, quindi inevitabilmente difformi le une dalle altre e con tutta probabilità meno rigide di quelle degli Ordini al fine di conseguire il maggior numero di associati possibili. L’effetto finale non sarà la tanto declamata liberalizzazione ma il trasferimento di interi settori di attività da attori soggetti a regole restrittive verso altri attori soggetti meno regolamentati.
L’esercizio dell’attività professionale in forma societaria. Sarebbe auspicabile consentire a ciascun ordinamento di prevedere, qualora lo ritenga opportuno, l’esercizio dell’attività professionale intellettuale anche in forma societaria e multidisciplinare. Al fine di garantire la personalità della prestazione e della responsabilità, evitando tassativamente l’assimilazione dell’attività professionale all’attività di impresa, sarà necessaria l’apposizione di precisi limiti all’ingresso di soci di capitale nelle società composte da professionisti.
Proposta di legge di iniziativa popolare. Il Cup ha lanciato una raccolta di firme per promuovere la proposta di legge di iniziativa popolare ’’Riforma dell’Ordinamento delle Professioni Intellettuali’’. Le firme raccolte hanno superato ampiamente le 50.000 unità richieste dal nostro ordinamento per far avanzare l’iter legislativo. Si tratta di un traguardo importante che afferma la volontà di porre sul tavolo del legislatore anche il punto di vista dei professionisti.
Oggi vi è anche un testo sulla riforma delle professioni presentato dall’Onorevole Pierluigi Mantini alle Commissioni II e X della Camera dopo un’ampia consultazione di tutti i soggetti interessati.
Seguiremo con attenzione il dibattito parlamentare con l’intento di impedire che il sistema di garanzia dell’eccellenza professionale costituito dagli Ordini e dai Collegi – e il connesso sistema previdenziale e assistenziale – sia mortificato a tutto svantaggio dello sviluppo economico, sociale e culturale del Paese.



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