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di Marco Fabbri, Presidente Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Lombardia Questi ultimi anni sono stati molto densi di nuove opportunità professionali anche se non è facile coglierle, sia perché si tratta di settori innovativi ove la nostra figura non è ancora completamente riconosciuta come capace di competere, sia per la storica presenza di altre categorie professionali, sia per la cronica impossibilità a superare scelte politiche che non ci vogliono al centro del mercato. Governo del territorio, certificazione energetica (si veda il testo a pagina 2), sicurezza nei cantieri e in agricoltura sono solo alcuni temi dove, volendo, lo spazio è tutto da conquistare. Inoltre ora andrà a regime il nuovo PSR che fino al 2013 dovrebbe consentire occasioni per svolgere le tradizionali attività progettuali a fianco delle imprese agricole, cui si aggiunge l’opportunità di sviluppare nuovamente quella consulenza gestionale che la mancanza di confronto col mercato aveva reso meno necessaria. In più nasce una nuova misura, quella della consulenza aziendale finalizzata ad offrire alle imprese supporti sui temi del miglioramento dei risultati economici, sul rispetto della condizionalità e per lo sviluppo della sicurezza sul lavoro. Quella della consulenza aziendale è una svolta strategica che non può non essere perseguita da tutti i professionisti che svolgono l’attività in campo agricolo. Innanzitutto, la terminologia è quella da sempre indicata dal sistema ordinistico che da più di 20 anni ha inteso superare l’idea di assistenza tecnica – materia di scarsa levatura professionale – a favore della consulenza, argomento centrale dell’agire professionale attraverso una personalizzazione delle prestazioni mirate a ricercare soluzioni originali. Il fatto che questa sia sostenuta con un incentivo economico è assolutamente secondario – visti anche gli importi in gioco – perché non sarà qualche centinaio di euro/anno in grado di remunerare e rendere conveniente un rapporto professionale che deve configurarsi come continuativo e “a tutto campo”. Si sa che l’indotto che deriva dall’instaurare un rapporto di fiducia duraturo con le imprese agroforestali può essere molto ampio coinvolgendo le variegate esigenze della gestione imprenditoriale. Ora, a parte alcuni controsensi che appaiono evidenti alla lettura delle bozze dei provvedimenti applicativi delle misure, che in parte sono già stati chiariti, emerge chiaramente il rischio che non sia garantito il prerequisito indispensabile sulla base del quale instaurare un rapporto di consulenza: l’iscrizione all’Albo professionale. Le previsioni sono rivolte a organismi dotati di un articolato staff tecnico – questo in generale condivisibile – che possa dimostrare una precedente esperienza. Sul concetto di esperienza si possono incardinare rendite di posizione finalizzate a superare altri requisiti – per noi imprescindibili – quali l’iscrizione all’Albo professionale. Di sicuro interesse però interviene il concetto di affiancamento che consente anche l’“avviamento” dei più giovani. Il Consiglio della Federazione ha ben presente i rischi che corre la categoria in questo momento, mentre si stanno scrivendo le norme applicative, perché potrebbero concretizzarsi serie difficoltà ad accedere al sistema di consulenza per la maggior parte dei colleghi – specie per i giovani – e rimanere esclusi dall’accreditamento. La misura della consulenza, se interpretata come strategica per consolidare o acquisire posizione nel tradizionale settore agricolo e rurale, ci costringerà a cambiare modo di pensare la professione, non più come singoli professionisti ma come professionisti che lavorano in un gruppo organizzato che, dallo scambio di esperienze, potranno crescere più rapidamente degli altri. << Indietro |