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di Marco Fabbri, Presidente Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Lombardia Nei mesi di dicembre e gennaio scorsi abbiamo avuto modo di approfondire il tema della consulenza aziendale nel quadro della politica economica regionale stabilita dal PSR 2007-2013, in occasione dei due incontri – a Milano e a Brescia –, cui hanno partecipato rispettivamente, un dirigente regionale e il presidente nazionale dei Medici veterinari. Fugati i molti dubbi che emergevano dalla lettura delle bozze dei provvedimenti in preparazione per il riconoscimento dei soggetti erogatori della consulenza, la bozza di metà gennaio rappresenta sicuramente un passo avanti, ma è ancora insufficiente per potere essere pienamente soddisfatti. Il punto nodale è noto a tutti: l’iscrizione all’Albo dovrebbe essere carattere immanente dell’attività di consulenza giacché il rapporto con l’impresa passa necessariamente attraverso la figura del consulente non solo come elemento ideale di un processo (di analisi, valutazione, scelta, controllo, ecc.) destinato a risolvere criticità e a migliorare le prestazioni economiche – e ambientali – dell’impresa, ma anche come occasione per una crescita culturale reciproca. Entrambi questi due aspetti poggiano su un elemento essenziale costituito dalla fiducia tra le parti. In condizioni di asimmetria informativa quale quella che caratterizza tipicamente il rapporto tra cliente e professionista – ove il primo ha poche informazioni per giudicare la qualità della prestazione del secondo – occorre qualcosa che garantisca la correttezza di questo rapporto. Tutto ciò, in Italia si trova nel sistema ordinistico che è posto a tutela del cittadino (non degli iscritti) nel senso che si deve assicurare che chi ha fede (fiducia) in un professionista iscritto trovi ben riposta la propria fiducia. Da qui scaturisce il fatto che l’eventuale abuso della professione (esercizio abusivo, ecc.) lede la pubblica fede - in quanto fiducia mal riposta - e non già gli iscritti, se non in via del tutto secondaria e residuale. D’altra parte l’iscrizione all’Albo, nel sottoporre gli iscritti a un regime di controllo deontologico e alla conseguente disciplina sanzionatoria, fornisce direttamente un elemento di ulteriore garanzia per l’Ente pubblico regionale nel quadro della leale collaborazione tra enti pubblici, a maggior ragione quando in gioco vi sono risorse pubbliche che devono essere spese in modo coerente con i risultati attesi e non debbono essere l’occasione per finanziamenti indiscriminati. Vi sono anche altri elementi di perplessità sui quali occorre intervenire per migliorare la bozza di provvedimento regionale, ma lasciamo ai colleghi interessati la lettura del documento presentato alla Regione (cfr. pag. 2). Ciò che qui preme sottolineare è la valenza strategica dell’iniziativa che, non a caso, riflette la necessità di giustificare la spesa agricola comunitaria con un regime di miglioramento generale delle condizioni ambientali ed economiche dei territori rurali e delle imprese. Una valenza strategica che si riverbera sull’attività professionale allorché il contatto episodico tra professionista e imprenditore potrebbe divenire più continuativo. Sappiamo che le risorse economiche destinate a questa misura sono insufficienti a farne il punto di forza della politica agricola regionale; ciò non diminuisce il significato teorico dell’iniziativa regionale e la validità professionale allorché stimola i consulenti ad associarsi per far fronte con capacità, esperienza e responsabilità a una domanda variegata e altamente qualificata. La sfida non consiste solo nella capacità di rispondere ai quesiti posti dalle imprese, ma anche nel modo in cui si daranno queste risposte, per le quali non basta più la forza del singolo ma occorre un approccio più moderno, basato sul lavoro di gruppi interdisciplinari di professionisti, dai quali emergeranno, ne siamo convinti, ulteriori sviluppi, umani e professionali. << Indietro |