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a cura di Commissione di Studio ’’PSR’’ (08/03/2006) In merito alla bozza orientamenti per la redazione del programma di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Lombardia questa Federazione esprimere una valutazione nel complesso positiva. In particolare si ritiene condivisibile l’orientamento alla revisione degli strumenti e delle modalità di applicazione delle nuove azioni nell’ottica della razionalizzazione delle risorse e della semplificazione delle procedure. Sulla base del testo e delle indicazioni finora emerse, riteniamo che debbano essere meglio puntualizzati e chiariti alcuni elementi, in particolare per quanto riguarda gli artt. 24 e 25, “la competitività”. È opportuno porre una particolare attenzione alle seguenti considerazioni riportate nelle singole linee operative di intervento, asse per asse, e a quanto riportato alla pagina 57 della Delibera VIII/001595, seduta del 22 dicembre 2005, in merito alla Competitività che qui si trascrive: “[…] La necessità di ricercare interventi più organici e coordinati per massimizzare le sinergie e sviluppare adeguati progetti di sviluppo aziendali coerenti con una strategia più complessiva è forte. È necessario che la parte competitiva dell’agricoltura lombarda rifletta, nell’ordine: 1. sulla situazione dei mercati di riferimento; 2. sull’indirizzo produttivo e sulla necessità eventuale di variarlo, avvicinandosi maggiormente ad una vocazionalità territoriale che potrebbe risorgere o essere ricreata; 3. sul livello di integrazione dell’attività strettamente agricola con la produzione di servizi; 4. sugli eventuali margini di recupero dell’efficienza tecnica sul nuovo o riorganizzato ordinamento produttivo; 5. su come incamerare valore aggiunto (trasformazione?, vendita diretta?, associazionismo?); 6. su come migliorare le performance di mercato e quindi come collocare al meglio la produzione (integrazione verticale/orizzontale, contratti di produzione). L’azienda dovrebbe essere affiancata in questa riflessione. Il Piano di Sviluppo Rurale deve quindi fornire un potente servizio di consulenza alle aziende in questa fase di transizione al mercato. Il sistema di consulenza aziendale soltanto in una prima fase si occuperebbe esclusivamente degli adempimenti obbligatori (condizionalità)”. Si ritiene che il sistema di consulenza aziendale debba fare riferimento a tecnici iscritti nei rispettivi Albi professionali, unici titolari delle competenze necessarie non solo per la verifica effettuata con gli esami di abilitazione all’esercizio dell’attività professionale ma per la garanzia di moralità che scaturisce dall’iscrizione agli Albi professionali. Il tecnico incaricato, al fine di verificare – attraverso opportuna certificazione – l’attuazione degli adempimenti minimi obbligatori in termini di condizionalità dovrà essere in possesso di adeguata capacità e qualificazione professionale, ottenuta anche grazie a specifiche azioni formative sviluppate dagli Ordini in collaborazione con Regione Lombardia. In questa prima fase il consulente verificherà, tramite analisi documentali e sopralluoghi in campo, la situazione dell’azienda agricola relativamente al rispetto dei Criteri di gestione obbligatori e delle Norme per il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali. Il tecnico sarà supportato in questa fase di verifica da strumenti predisposti/concordati da/con la Regione Lombardia (manuali tecnici, check-list, linee guida, ecc.). Al termine del “check-up” aziendale il tecnico redigerà apposita certificazione/attestazione del rispetto delle norme sopraindicate. Tale certificazione costituisce documento redatto dal tecnico nell’ambito dello svolgimento dell’attività professionale, e come tale normata dalle vigenti leggi di ordinamento della professione, e rappresenta l’assunzione di responsabilità con cui il tecnico si fa garante nei confronti della P.A. del rispetto delle prescrizioni e del corrispondente diritto a ricevere gli aiuti economici. In caso di non conformità il professionista risponde dell’illecito e potrà essere segnalato alla giurisdizione ordinistica per l’eventuale violazione delle norme deontologiche che regolano l’affidamento fiduciario, il mandato di pubblico ufficiale, i doveri di correttezza, trasparenza, ecc., cui potranno conseguire – in caso di esito positivo del procedimento disciplinare – le sanzioni previste dall’ordinamento (avvertimento, censura, sospensione o radiazione). Si segnala, peraltro, che a queste considerazioni è giunto analogamente il valutatore nominato dalla Regione Lombardia, così come riportato a pagina 43 della medesima delibera: “Il valutatore, supportato dalle considerazioni espresse dagli esperti dei CAA e delle associazioni stesse, ritiene che dovrebbero essere le singole aziende a richiedere i servizi di assistenza attraverso il contributo pubblico con la possibilità di ricorrere ai professionisti ritenuti maggiormente adeguati sia all’interno sia all’esterno delle associazioni, al fine di promuovere maggiore concorrenza”. “Una volta affinato, ed emerse con maggior definizione le tendenze e le linee politiche per governarle,” tale professionista “si occuperebbe della consulenza aziendale a tutto tondo.” In questa seconda fase, il professionista, iscritto al rispettivo ordine professionale, da solo od eventualmente associato, sarebbe la figura più indicata per seguire progetti, anche complessi e di durata pluriennale. Infatti, le aziende agricole nei prossimi anni saranno tenute ad adeguarsi a normative cogenti e più restrittive rispetto al minimo imposto dalla condizionalità (ad esempio il caso del Reg. CE 852/2004, del Reg. CE 853/2004, ecc.). Per adempiere a quanto sopra esposto si ritiene che la consulenza di professionisti abilitati sarà indispensabile. È utile ricordare che la disomogeneità del territorio lombardo richiede e richiederà un’estrema flessibilità, nonché la necessità di costruire progetti territoriali di consulenza tecnica che possano soddisfare esigenze locali. È utile rammentare che i progetti di consulenza tecnica, ad esempio nelle aree montane, adempiono ad un fine molto più ampio della singola prestazione, avendo anche una valenza sociale ed ambientale. Per tale motivo, si ritiene opportuno non precludere la possibilità ad enti pubblici od a partecipazione pubblica di avviare progetti di consulenza tecnica, di base od evoluta, nell’ambito di indirizzi o di piani territoriali. Limitare la definizione di “consulenza” alla semplice erogazione di un importo fisso annuale potrebbe comportare il rischio prestazioni di consulenze generalizzate, preconfezionate, che mal si adatterebbero alle necessità delle singole aziende se non, addirittura, slegate dalla realtà territoriale in cui l’azienda si inserisce. In questo senso, in funzione della necessità di “puntare in alto”, di integrare tale azione con quelle di altre misure, si ritiene che potrebbe essere utile la predisposizione di un progetto aziendale quinquennale che preveda differenti fasi di sviluppo di varie tematiche. Tale progetto, dovrebbe essere supportato e realizzato attraverso un sistema articolato di consulenza, tarato di volta in volta sulle specifiche richieste aziendali. Documento redatto dalla Commissione di Studio “Consulenza aziendale e piano di sviluppo rurale” (coordinata dal dr. agr. Pietro Sangalli) e approvato dal Consiglio della Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Lombardia in data 8 marzo << Indietro |